Abstract

Bruxismo notturno: perché un esame neurologico del sonno

Il bruxismo notturno è definito come un disturbo del movimento associato al sonno, caratterizzato da attività muscolare maxillo-mandibolare con stridore e serramento dei denti e/o tensione e propulsione mandibolare. Le contrazioni muscolari si ripetono frequentemente come attività masticatorie ritmiche (RMMA, rhytmic masticatory muscle activity) che posso essere toniche, fasiche o miste e che spesso producono il suono del digrignamento dei denti. Spesso si associa a un sonno disturbato o ritenuto non riposante e alla presenza di altri disturbi del sonno. Per tale motivo, sebbene non sia richiesta per fare diagnosi, la polisonnografia con associata l’attività muscolare dei muscoli masseteri e il riscontro audio-video del rumore prodotto dal digrignamento è suggerita per incrementare la potenzialità diagnostica, specie nei casi gravi o dubbi, o perché si sospetta la presenza, in comorbidità, di un altro disturbo del sonno. Esiste una variabilità elevata notte a notte per gli episodi di bruxismo. Per tale motivo si può ricorrere a registrazioni prolungate anche con sistemi ambulatoriali che monitorano il sonno oltrechè l’elettromiografia dei muscoli masseteri. Gli episodi di bruxismo sono presenti in tutti gli stadi del sonno, ma prevalgono nel sonno leggero NREM (N1 e N2) e sono più rari nel sonno REM. Importante e significativa è l’associazione con gli arousals EEG (microrisvegli) e con le attivazioni autonomiche, con conseguente incremento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa sistemica; una “cascata” di eventi fisiologici avviene in concomitanza o conseguente alla RMMA: aumento dell’attività simpatica, seguita da un arousal EEG con tachicardia; si osserva poi un incremento dell’attività EMG sul m miloioideo e sui masseteri, con conseguente aumento della pressione arteriosa sistolica/diastolica e fluttuazione di ampiezza dell’attività respiratoria e della SaO2, che avvengono 1 sec prima dell’episodio RMMA. La maggior parte degli episodi RMMA solo poi seguiti da deglutizione. Generalmente gli individui con bruxismo notturno hanno una normale architettura dei vari stadi del sonno. I pazienti in genere riferiscono un sonno di buona qualità mentre è spesso il partner che si lamenta di essere disturbato dal rumore. Tuttavia, nei casi importanti o quando sono associati altri disturbi del sonno, il paziente con bruxismo si lamenta di cattiva qualità del sonno, con conseguenti sintomi diurni quali astenia, irritabilità e sonnolenza.


Obiettivi di apprendimento

1) Il bruxismo notturno è considerato un disturbo del sonno e viene classificato fra i disturbi del movimento associati al sonno, differenziandolo dallo stesso disturbo durante la veglia; 2) La polisonnografia, sebbene non considerata criterio diagnostico essenziale, è raccomandabile, specie nei casi severi con impatto sul sonno notturno e sulla qualità di vita diurna, perché permettere di rendere obiettivo il fenomeno di attività muscolare nel sonno e di quantificarne la severità; 3) La polisonnografia con la registrazione di altri parametri fisiologici, oltrechè l’attività muscolare e la osservazione audio/video, verifica l’associazione del bruxismo con gli altri disturbi del sonno: apnee ostruttive, movimenti periodici agli arti inferiori e parasonnia, e permette di escludere le forme meno tipiche e quelle più difficili da diagnosticare.